Lorenzo & Paolino

Una coppia di persone che si amano e che vogliono vivere il loro amore alla luce del sole
La nostra storia iniziò nel 2002, durante una storica manifestazione che portò in piazza oltre 1 milione di persone. Era il 23 marzo e i lavoratori scendevano in piazza a difendere l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori. Ci conoscevamo già di vista, perché frequentavamo un gruppo di persone che un paio d’anni prima aveva avuto la balzana idea di abbinare militanza gay e sport, fondando il Gruppo Pesce Roma, associazione di nuotatori e nuotatrici GLBT. E proprio con alcune persone del gruppo, decidemmo di scendere in piazza per i diritti dei lavoratori quel 23 marzo del 2002.
Mai avremmo pensato di finire poi in questo meraviglioso pasticcio! Da 8 anni viviamo insieme e condividiamo tutto, gioie e dolori, passioni ed emozioni, amici e parenti, viaggi e cultura, il nuoto e la militanza per i diritti di gay, lesbiche e trans. Ogni sera ci addormentiamo abbracciati e ogni mattina ci salutiamo con un bacio prima di andare al lavoro.
Ma abbiamo entrambi passato i 40 e dopo questa età credo sia naturale iniziare a fare dei bilanci della prima metà della propria vita e qualche programma di ciò che vorremmo per la seconda metà. Soprattutto, credo, subentra un senso di incertezza sul proprio futuro (stato di salute, tenore di vita, affetti) accresciuto, nel nostro caso, dall’invisibilità alla quale il nostro Governo – insieme a buona parte dell’opinione pubblica, grazie ai media – ci condanna.
Ad un certo punto decidemmo di alzare la posta: pensammo ‘se non è possibile ottenere un riconoscimento giuridico della nostra unione attraverso l’azione politica di Parlamento e Governo, tentiamo la via giudiziaria’.
Attraverso il tentacolare mondo sommerso dei nuotatori gay scoprimmo che Gian Mario Felicetti, autore del libro ‘La famiglia fantasma’ e titolare del blog omonimo, nonché membro del Gruppo Pesce di Milano, collaborava con l’Associazione Radicale Certi Diritti proprio sulla questione dei matrimoni gay. Sì, perché noi vogliamo proprio il matrimonio, non quella cosa al ribasso che è già la metà della metà di una cosa che, sostanzialmente, ci discrimina. Vogliamo la PA-RI-TA’, come recitava lo slogan degli ultimi Pride. Tramite l’associazione ‘Certi Diritti’ e un gruppo di avvocati chiamato ‘Rete Lenford’, in particolare con l’assistenza degli avvocati Francesco Bilotta e Antonio Rotelli, decidemmo allora di aderire all’iniziativa di AFFERMAZIONE CIVILE.
Nel mese di maggio 2008, assieme ad altre coppie di gay e lesbiche sparse per l’Italia, andammo al Municipio di appartenenza per chiedere le pubblicazioni, primo passo della pratica di matrimonio. Provate ad immaginare la scena in Municipio, a Roma (particolare non trascurabile). Due uomini che chiedono di sposarsi e l’impiegata che, incredula, pensando in un primo momento da uno scherzo, chiama la collega: ‘a ci’, vie’ mpo’ a vvede… questi so’ du’ omini!’ E l’altra: ‘Ahò, me sa ch’avete sbajato governo pe’ fa’ ‘sta cosa’. Riprende la prima: ‘avete puro sbajato Paese, dovete d’anna’ in Spagna! Comunque sta’ richiesta nun la potemo accettà…’. Per fortuna arrivò una terza collega, forse una superiore, che prese in mano la situazione togliendo tutti dall’imbarazzo, noi compresi, rendendosi conto che non poteva rifiutare di accettare la nostra richiesta formale, soprattutto dopo aver assistito alla telefonata al nostro avvocato e aver capito che eravamo intenzionati anche a chiamare la forza pubblica. Con modi cortesi e professionali ha preso in consegna i moduli dicendo che avremmo ricevuto una risposta scritta da parte dell’ufficiale di stato civile nel tempo di 30 giorni.
Uscimmo con molta rabbia in corpo per non essere riusciti ad avere un rapporto disteso e corretto con i nostri interlocutori sia dal punto di vista umano che istituzionale e per aver dovuto tenere una sorta di comizio per spiegare le ragioni di un nostro diritto!
Iniziò l’attesa. Iniziammo a congetturare sulle possibili formule che sarebbero state usate per dirci NO. Avrebbero citato motivi di ‘ordine pubblico’ come in altri casi di matrimoni contratti all’estero? Avrebbero citato il ‘diritto naturale’? O direttamente il diritto canonico? Sicuramente la ‘legge naturale’ che giustifica sempre le azioni più atroci e crudeli…
Con lettera del 26 giugno 2008 l’Ufficiale di Stato Civile del Municipio 19 di Roma rifiutò la nostra richiesta di Pubblicazioni Matrimoniali “considerato che non esiste nessuna norma di diritto positivo che, espressamente, vieti o consenta tale unione” e “visto vari articoli del Codice Civile quali, ad esempio il 108, il 143, il 143bis, il 156bis, dove vengono usati espressamente i termini moglie e marito”. Tramite gli avvocati della Rete Lenford abbiamo impugnato questo provvedimento e siamo stati convocati in udienza presso la Corte d’Appello di Roma a maggio 2009. Anche in questa occasione eravamo molto tesi e agitati, di nuovo dovevamo mettere in piazza i nostri sentimenti e le nostre emozioni, però nello stesso tempo ci sentivamo come delle ‘suffragette’ che combattevano per qualcosa di molto importante, una battaglia che riguarda i diritti di tutti e tutte!
La cosa strana era di sentirsi come dei marziani, per inciso, eravamo l’unica coppia che stava lì per chiedere di potersi sposare, mentre tutte le altre erano lì per cause di divorzio…. Purtroppo in tale occasione il collegio dei giudici (tutte donne) non ci ha neanche interpellati, ci hanno a malapena degnati di uno sguardo e dopo aver consultato le carte si sono riservate del tempo per decidere sull’ammissibilità del nostro ricorso. Sono passati svariati mesi e stiamo ancora aspettando le decisioni del Tribunale. Per fortuna, in altre città i ricorsi sono andati avanti e in 4 casi (Venezia, Trento, Ferrara, Firenze) i tribunali hanno sollevato la questione di legittimità costituzionale.
Bisogna dire che non ci aspettavamo certo, in questo nostro Paese, che la nostra richiesta venisse accolta. Tuttavia le motivazioni del rifiuto sono abbastanza fragili, soprattutto perché in molti altri articoli del Codice Civile si parla di coniugi. Basterebbe una legge di pochi articoli – due o tre – per cambiare il diritto di famiglia su questo punto, cambiando la dicitura marito e moglie in ‘coniugi’. La Costituzione non va modificata perché già si esprime in tal senso, quindi, non si tratta di approvare una legge costituzionale, ma una legge ordinaria, perché ciò che va modificato è una legge ordinaria, il Codice Civile, appunto.
A tutt’oggi non si vede all’orizzonte la possibilità di ottenere l’approvazione di una legge che equipari gli omosessuali agli eterosessuali in tema di diritto di famiglia (per non parlare di tutto il resto). La strada che abbiamo deciso di intraprendere passa quindi per le aule di tribunale e oggi, come molte altre coppie, siamo in attesa del pronunciamento della Corte Costituzionale che si riunirà il 23 marzo 2010, proprio il giorno del nostro ottavo anniversario!!! Se necessario, arriveremo fino alla Corte Europea di Giustizia.
A proposito, quando riusciremo a sposarci, e prima o poi ci riusciremo, il matrimonio sarà in acqua. Una bella piscina olimpionica e un bel party a bordo vasca. Siamo “pesci” e l’acqua è il nostro elemento naturale; e poi….. sposa bagnata, sposa fortunata, no?
Lorenzo Biagini e Paolo Sordini
Paolino e Lorenzo, ovvero il mio Presidente e la First Lady preferiti!
Il Matrimonio in piscina non posso perdermelo, per cui FORZA!!!
Marco
Hola chicos!…sono emozionato sul serio! vi mettete in giocco dando la faccia per i diritti di tutti/e noi! il 23 marzo si avvicina! e li saremo tutti! sperando che ci sia un cambio!…..che faccio!? compro il riso?! o aspetto per scaramanzia!?! UN BESO ENORME! KIKE